Ridurre il danno, accrescere l'esperienza.

Di Federico di Vita

In ogni festival di musica elettronica degno di questo nome che si tenga sul territorio europeo vi sarà capitato di vedere degli spot, solitamente sotto un gazebo non troppo lontano dalle plance dove suonano i dj, in cui sono presenti degli operatori pronti a confortare gli space dancers. 

Lo fanno sia sul piano materiale, offrendo bevande calde, coperte e posti per sdraiarsi e riprendersi un po’; che su quello umano, fornendo conforto e sostegno di natura psicologica. Questi preziosi avamposti sono i luoghi dove operano i professionisti della riduzione del danno, ovvero solitamente volontari e psicologi che adottano una serie di protocolli e strategie tramite le quali ridurre le eventuali conseguenze negative che possono capitare ai consumatori di sostanze – e anche a chi magari si trovi a non sapere cosa esattamente si è trovato a consumare. Fondamentale in questo contesto è la non discriminazione dei consumatori, anzi diciamo pure che è implicito che chi si rivolga a questi spazi sarà accettato e compreso, in una parola: aiutato.

È da tempo, per l’esattezza dal 1994, che le politiche di riduzione del danno fanno parte integrante delle politiche europee sul consumo di droghe (ne costituiscono uno dei quattro fondamenti insieme alla lotta al narcotraffico, alla prevenzione e alla cura e riabilitazione), anche se in realtà non tutti i paesi della comunità europea accettano con la stessa convinzione l’utilizzo di questo prezioso strumento. Chi non lo fa sbaglia, infatti a livello medico l’efficacia degli interventi di riduzione del danno è ormai dimostrata, riuscendo dove applicata perfino ad alleviare il peso del fenomeno della tossicodipendenza e i relativi costi sociali.

Come detto in ogni festival degno di questo nome si potrà facilmente individuare lo spot dedicato alla riduzione del danno, come infatti si può da sempre fare anche ad Atlas Connection, in cui a svolgere questo importante servizio è Extreme, un progetto di riduzione del danno attivo in Toscana sin dal 1999, che da diversi anni interviene in festival, rave party, centri sociali e in tutti i contesti dove il divertimento notturno può giovare della sua presenza.

Il modus operandi di Extreme è quello di allestire una piccola zona chill out, dotata di un banchetto in cui consultare del materiale informativo sui rischi connessi all’uso e abuso di sostanze psicoattive, con l’obiettivo di diffondere strumenti di prevenzione e profilassi anche rispetto al contagio da virus HIV, epatiti e altre malattie sessualmente trasmissibili (tra gli strumenti in dotazione figurano siringhe sterili, acqua distillata e profilattici). Spesso negli spot allestiti da Extreme è anche presente un medico, pronto a intervenire in caso di eventuali emergenze.

Per Sara, una delle operatrici di Extreme che sarà presente all’Atlas Connection, “la riduzione del danno è un approccio alle politiche sulle sostanze in cui si parte dal presupposto che le persone possano scegliere determinati comportamenti anche se rischiosi, ai consumatori si riconoscono capacità di autoregolamentazione e competenze. Nei contesti del divertimento dalla fine degli anni ’90 con Extreme allestiamo degli spazi chill-out al fine di prevenire e ridurre i possibili rischi legati all’assunzione di sostanze legali e illegali. Partendo dal presupposto che non bisogna porre l’attenzione tanto alla sostanza quanto sulla persona e sul contesto d’uso”.

 

Come è nata Extreme?

 

“Extreme nasce come progetto sperimentale di CAT Cooperativa Sociale all’interno dei grandi festival estivi, come Pistoia Blues e Arezzo Wave. Allestivamo chill-out h24 con la presenza di operatori sociali e di un medico all’interno dei campeggi gratuiti limitrofi alle aree del festival”.

 

Come siete entrati in contatto con Atlas Connection?

“Attraverso il passaparola. Il nostro contatto è stato dato agli organizzatori da persone che avevano già richiesto la nostra presenza all’interno dei loro eventi”.

 

Come si è svolto il vostro lavoro in quel contesto?

“Negli anni abbiamo partecipato a diversi festival di musica elettronica, oltre all’Atlas siamo stati per esempio allo Human Evolution e al Sonica. In tutti questi festival abbiamo sempre allestito uno spazio chill-out, che ha come scopo la possibilità di dare un momento di tregua e riposo ai frequentatori. C’è poi un info-point in cui reperire materiale informativo sulle sostanze, oltre a profilattici, acqua, succhi di frutta, gomme da masticare, caramelle e kit safer sniffing. Prepariamo poi anche un altro spazio dedicato alla gestione di possibili crisi psy, e un’area per la gestione di eventuali malori. Con i colleghi di Neutravel offriamo anche la possibilità di effettuare il drug checking e di diramare allerte, in caso si analizzino sostanze non conosciute o con tagli pericolosi. Siamo un’equipe di lavoro multidisciplinare che comprende operatori sociali, educatori, psicologi, sociologi”.

 

I vostri interventi sul campo sono più di natura psicologica o fornite solo sostegno materiale, per esempio con coperte e tazze di thè?

“Il nostro lavoro si basa principalmente sulla relazione, cercando di contribuire a 360° al benessere e al divertimento dei frequentatori e cercando di rispondere sia ai bisogni materiali che quelli psicologici”.

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