Il tempo della Festa

Di Alessandro Castigliego

Cosa accomuna un carnevale medioevale, il Ramadan islamico, un rituale misterico in onore di Dioniso ed un moderno rave party?

In ognuna di queste situazioni si possono riscontrare caratteristiche similari, ma una in particolare salta subito all’occhio: il sovvertimento delle normali e consuete regole del vivere sociale, l’apparente inversione dei valori costitutivi della cultura di appartenenza dei rispettivi fenomeni. Rituali collettivi come quelli sopra citati esulano dal tempo “umano” e creano una nuova categoria di tempo, un tempo “divino” o “altro”, con regole e leggi perfettamente stabilite, ma speculari e diametralmente opposte alle norme della vita quotidiana. E’ il tempo della festa.

La festa trascende il tempo fisico per creare una temporalità non omogenea ed in grado di ripetersi ciclicamente. Con una cadenza relativamente regolare la comunità si riunisce per celebrare un evento, un personaggio o un mito fondante che il normale scorrere del tempo sembrava destinare all’oblio. La festa diventa così un momento fondante della cultura, in quanto è nella festa che si celebra la propria origine, il momento della nascita, distante ed oscuro, lontanissimo dalle condizioni della società presente. E’ la ricerca del “diverso”, dell’alterità rispetto al quotidiano, il momento in cui le imposizioni sociali e le gerarchie consuete cessano di esistere e si instaura un nuovo schema di regole o la loro totale abolizione. L’individuo può finalmente estraniarsi dai doveri che il vivere in società comporta, e tornare a fare parte di una natura originaria e simbolica, radicalmente estranea, appunto “altra”.


Per la sua importanza, la festa è sempre preceduta da un momento di mortificazione. E’ il rinnovo della comunità e dell’individuo, ma ogni rinnovo impone una distruzione del passato, prima di rinascere bisogna morire: è necessario un sacrificio. Si confronti il fenomeno del potlach, l’apparentemente insensata distruzione di beni di certe tribù nordamericane, e l’apparentemente innocuo scambio di doni del Natale cristiano, per esempio. Entrambi i fenomeni hanno la stessa origine: un sacrificio in preparazione della festa. Segue un periodo di purificazione, l’eliminazione di tutti gli elementi nocivi accumulati nel tempo “usuale”. Gli individui iniziano a liberarsi dalle pressioni e dalle ansie sociali, finalmente giunge il momento della celebrazione. I rituali collegati a questo particolare momento trascinano l’individuo in un universo simbolico che, attraverso processi ludici e drammatici – il canto, la danza, la messa in scena di particolari momenti della storia della società di appartenenza , rimanda alla condizione originaria e fondante, con una forza ed una pervasività irresistibile per chiunque si trovi a parteciparvi. Senza il tempo della festa, l’angoscia del vivere quotidiano è insormontabile, si fa strada una progressiva perdita di senso e una dimenticanza dell’origine, l’individuo si trova a vivere in un tempo grigio e lineare senza speranza di cambiamento alcuno.

La festa dunque, come abbiamo visto in questa brevissima analisi, è molto lontana dalla comune idea che la maggioranza di noi ha. La festa è un momento fondamentale. Una società senza festa è una società che si avvia al declino e all’intorpidimento e che consegna all’oblio le proprie origini ed il significato primario del suo essere. Ci si augura qui che la festa torni ad assumere il suo vero significato, non più trasformata in un mercato di falsa trasgressione e divertimenti idioti, ma che sia di nuovo un pilastro della società, il tempo necessario della libertà, della purificazione e del rinnovo dell’individuo.

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